Come cambiano la fruizione della pornografia e la percezione del sesso nella società contemporanea?

Siamo una Società ipersessualizzata, bombardata da messaggi pornografici, inseriti in contesti non strettamente legati alla sfera sessuale e intima. Messaggi sessisti, violenti verbalmente e visivamente, volgari, pregiudizievoli. Tutto ciò non può che influenzare negativamente le nostre impressioni su sesso e pornografia e rendere difficile la loro legittimazione.

Il sesso resta qualcosa di intimo e privato, anche per questa ragione, vederlo è provocante e perturbante. Ci eccitiamo nel vedere una situazione che non ci riguarda personalmente in quanto spettatrici e spettatori, contemporaneamente ci sentiamo coinvolt* perché in quella situazione potremmo trovarci o ci siamo trovati noi.

Tempo fa lessi “Il Delta di Venere” di Anaïs Nin e di tutto il libro ciò che mi è rimasto più impresso non è il sesso strabordante, le vulve descritte principalmente come fiori che si dischiudono (a tale proposito ho una richiesta per chi scrive erotismo e pornografia ai giorni nostri: troviamo altre analogie, metafore e immagini per parlare della fica: la botanica è demodé), ma la prefazione accorata dell’autrice, di cui cito un passaggio:

«[…] gli avrei detto come ci aveva fatto perdere quasi ogni interesse nella passione con la sua smania dei gesti vuoti di emozioni […] perché quello che lui voleva farci escludere era il nostro afrodisiaco: la poesia».*

Ho pertanto riflettuto su quanto la pornografia alla quale siamo abituat* sia esattamente quella che fece patire Anaïs Nin: primissimi piani avulsi dal contesto, concentrati di posizioni e pratiche ai limiti dell’ossessione, sesso performativo che manco gli acrobati del Cirque du Soleil!
La poesia di cui parlava l’autrice non era altro che l’erotismo.
La pornografia sviscerata da erotismo è meccanica.
Può eccitare, altrimenti non si spiegherebbero le numerose visualizzazioni dei video caricati sulle piattaforme di porno in streaming gratuito, ma bisogna considerare che è la principale e più diffusa fonte di pornografia alla quale siamo espost* e da moltissim* è considerata l’unica, soprattutto dalle/dagli adolescenti.
La componente erotica è significativa nella narrazione.

A questo punto è necessario fare una precisazione, che potrebbe sembrare superflua ma non lo è: la pornografia è una rappresentazione di atti sessuali. In quanto tale, coloro le/i quali la mettono in scena sono interpreti, nella maggior parte dei casi professionist*. Possono trarre piacere e gioia dalle reciproche prestazioni, ma restano esecutrici ed esecutori di atti sessuali codificati, che si inseriscono in precisi filoni narrativi. Questo vale tanto per la pornografia mainstream quanto per quella indipendente.
Nello specifico della prima, il suo essere così limitata narrativamente (non facciamoci trarre in inganno dalla moltitudine di categorie presenti sui siti porno) e nonostante ciò così capillare e introiettata da ciascun*, le ha fatto prendere il sopravvento, col rischio reale di farle cannibalizzare altri modi di raccontare la sessualità e il sesso.
Mi chiedo se la pornografia che conosciamo sia l’estrema conseguenza dell’individualismo e l’espressione di una Società che vuole massimizzare tutto.**

Possibile che il sesso debba essere così banale?
Possibile che debba essere raccontato così mediocremente e noiosamente?
Film e immagini carichi di cliché, pose, sterilità emotiva, nessun coinvolgimento, nessuna ricerca di empatia con spettatrici e spettatori, nessuna narrazione plausibile.

Per questa ragione trovo molto interessanti progetti che propongono racconti pornografici alternativi e “dal basso” come “A beautiful agony”, “Make love not porn”, proposte artistiche come “Histerical Literature”, i film de “Le ragazze del porno” e quelli della casa di produzione di Erika Lust, in particolare la serie “X Confessions”, inizialmente diretta da lei e poi aperta a regist* estern*, che mette in scena desideri, sogni ed esperienze di chi le scrive sperando che il proprio pezzo venga selezionato e sceneggiato (il claim è proprio “by You & Erika Lust”).
Non solo la centralità dei genitali e dell’atto penetrativo in sé e per sé ma l’erotismo del momento, il gusto di dare e darsi piacere, il tentativo di scardinare stereotipi che relegano tutt* noi e quello che facciamo in categorie.

We are the fucking world, Olympe de G.

We are the fucking world, Olympe de G.

Il mio primo approccio con la pornografia fu a 23 anni su Youporn nel lontano 2006, se escludo la volta che da bambina, insieme a un compagno di scuola, trovai un fumetto porno e rimasi fortemente colpita, perché le immagini mi sembravano incomprensibili, eppure mi smossero qualcosa di inspiegabile dentro.

Inizialmente il poter accedere quando mi pareva e piaceva a quell’universo pornografico mi diede completamente alla testa e guardavo video su video instancabilmente, a un certo punto non ne potei più. Me ne accorsi quando non fui più in grado di provare alcuna emozione, curiosità, né eccitazione: niente di niente. I video sembravano l’uno la copia dell’altro.

Per me è molto importante dove viene inserito il sesso in una storia, perché viene collocato in un dato punto temporale e spaziale, ossia narrativo. Mi eccitano molto di più un film drammatico o una commedia dove i personaggi fanno l’amore (leggete questa espressione scevra da ogni romanticismo), piuttosto che un film meramente porno, oppure – se porno deve essere – che sia almeno interessante.

L’idea che mi sono fatta sulle iniziative sopra citate è che all’interno di questo momento storico in cui il sesso è ovunque, o perlomeno in moltissimi luoghi, è cresciuta la voglia e spesso l’esigenza di ritrarlo in una maniera più sincera e vicina alla realtà. Un modo più democratico di proporlo. Tutt* potremmo filmarci mentre ci masturbiamo e caricare il nostro video su “A beautiful agony” condividendo con milioni di persone il nostro piacere e il nostro eventuale orgasmo. Spero di vedere sempre meno omoni muscolosi, depilati e super dotati che si accoppiano atleticamente a donne dai seni gommosi grossi come meloni, con le vulve glabre; non dovermi sorbire gli ennesimi idraulici inespressivi che seducono sulla porta di casa o si fanno sedurre da donne vestite da scolarette. Vanno benissimo anche loro, per carità, ma auspico a una variazione sul tema, non all’omologazione di corpi e pratiche.
Anche chi non fa porno di professione può esprimere la propria libido e metterla a disposizione delle altre persone, con l’auto-rappresentazione possiamo indicare come ci piace fare sesso, parlando in prima persona. Non tutt* hanno voglia di metterci la faccia ed è plausibile, ma la possibilità di poterlo fare arricchisce anche chi desidera fruirne.

agit-porn

“A beautiful agony”

Sono del parere che questo tipo di erotismo e pornografia a lungo andare migliorerà anche la nostra intimità, perché non ci dovremo più confrontare con modelli distanti da noi fisicamente e tecnicamente, e perché probabilmente ci aiuterà a trovare o riscoprire dei sentimenti, persino nel sesso occasionale, senza che questo ci crei imbarazzo o spaesamento. Questi progetti hanno il pregio di tentare di umanizzarci e di allontanarci dalla meccanica del sesso asettico della pornografia tradizionalmente intesa.

* “Il Delta di Venere”, Anaïs Nin (trad. Delfina Vezzoli) – Bompiani.
** Trovate questa mia riflessione in forma embrionale nelle storie in evidenza di Virgin & Martyr su Instagram, nella cartella “porno”, che l’hanno condivisa durante la #SettimanaDelPorno.

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