Questi corpi

Oggi vorrei parlare di questo corpo, non del mio in particolare, ma del corpo come dato di fatto dello stare al mondo ed esserci (mentre scrivo si apre un’enorme parentesi circa i corpi delle persone in stato vegetativo. Anch’essi sono dati di fatto, non meno potenti e presenti solo perché addormentati. Chiarisco subito: sono a favore dell’eutanasia, contraria all’accanimento terapeutico, supporto le scelte delle famiglie Englaro e ancora prima Welby, per citare i casi più eclatanti del nostro Paese).

Corpi, dicevo.
Se ne parla principalmente in termini estetici, di prestazione, di salute.
Le comprensibili discussioni sui corpi mi sfiancano, perciò ho apprezzato molto l’intervento di Giulia Blasi in “Tutte le ragazze avanti” (Giusi Marchetta, add editore) e quanto ha scritto più diffusamente nel proprio libro “Manuale per Ragazze Rivoluzionarie” (Rizzoli) rispetto alla scelta di non parlare pubblicamente di corpi.
Quello che vorrei fare in questo articolo sarebbe portare il discorso da un’altra parte, non soffermarmi sulla questione del body-shaming, ma sulle intenzioni dei corpi, quando ne hanno, e sui corpi in sé e per sé.

Pur interessandomi di erotismo e pornografia sono avvilita dal fatto che il corpo umano sia presentato, mostrato e discusso prevalentemente come soggetto/oggetto sensuale e sessuale e, anche quando questo avviene, mi snerva che tale aspetto sia legato a concetti di bellezza, forza, performance.


“Questo corpo”, La Rappresentante di lista

In un gioco alla Marzullo, mi sono posta molte domande alle quali ho provato a dare delle risposte, sapendo che sono parziali e in divenire.
Non ho potuto evitare di pensare a Corrado Guzzanti nei panni di Quelo: “La riposta è dentro di te… e però è sbajata!“.

Il corpo è un mezzo o un fine? – Per me è un mezzo che ci permette di esistere fisicamente e di comunicare a vario livello, anche se lo trattiamo e veicoliamo come fosse il fine ultimo.

Cosa è il corpo umano per la Società e perché coprirlo/scoprirlo non è solo un’esigenza ma un business?
Il corpo è un’icona, il perno sul quale si regge e ruota la comunicazione contemporanea. Il corpo è democratico, lo possiede chiunque e pertanto è facile fare pressione su ciascun* di noi, perché siamo tutt* icone e tutt* acquirenti.

Il nostro corpo è l’obiettivo dei poteri economico/finanziario e politico?
Ok, mi rendo conto che questa domanda abbia un retrogusto complottista (gomblotto!), ma è legata alle due precedenti e potrei dire che il nostro corpo è il mezzo con cui le aziende cercano di arrivare (e arrivano) ai nostri soldi. Per quanto riguarda il potere politico invece l’obiettivo non sono strettamente i soldi, ma il potere in quanto tale (vogliamo parlare delle proposte per abrogare la legge 194, per dirne una?)

Un corpo che si adegua a determinati “dettami” è passivo?
Questa domanda ne porta un’altra: se ci sono passività e condizionamento possiamo parlare comunque di scelta? Le decisioni che prendiamo sono sempre figlie di condizioni sociali, culturali, emotive, religiose, politiche, ambientali e quindi accettare standard decisi da non si sa bene chi e dove, non è sinonimo di passività. Non dovremmo giudicare chi si adegua e chi no, perché ogni persona ha ragioni diverse. Riporto un tema molto dibattuto nel femminismo: i peli. Chi dice che depilarsi corrisponda a compiacere una cultura maschilista e chi invece ritiene che si preferisce senza peli e basta a prescindere dagli/dalle altr*. Per quanto non metta in dubbio che per le donne in particolare (o per chi si sente tale) togliersi i peli sia effettivamente un retaggio culturale (altrimenti non si spiega perché solo o principalmente noi [in quanto mi identifico come donna] lo abbiamo fatto da un certo periodo in poi in maniera che definirei normativa), sono anche del parere che abbiamo sdoganato questo aspetto seppure blandamente (con la fica tanto quanto, ma proviamo a uscire in pantaloncini, minigonna o andare al mare coi peli sulle gambe e poi registriamo le reazioni altrui) e che ogni persona può davvero agire come meglio crede per sé, senza che qualcun altr* si senta in dovere di sentenziare come dovrebbe fare e perché. Detto questo, con tutte le parentesi del caso, penso che sia chi si depila puntualmente che chi se ne frega sia incastrat* in un vincolo decisionale e quindi la scelta finale non sia totalmente libera, ma non per questo possiamo definirle rinunce.

Perché i corpi nudi ci turbano e i genitali ci imbarazzano? Siamo abituati a vederli nell’intimità ed esporli pubblicamente è per noi una violenza, una forzatura o al contrario una liberazione?
Nonostante la sovraesposizione dei corpi che caratterizza la nostra epoca, il nudo integrale richiama la sfera intima, siamo abituati a nasconderci per ragioni climatiche, e soprattutto sociali e il senso del pudore altro non è che senso di disagio (etimologicamente deriva dal latino pudere ossia sentire vergogna, Treccani). Ci mostriamo solo alle persone che fanno parte della nostra sfera privata e a volte neppure a quelle (in moltissime famiglie genitori e figli/e, fratelli e sorelle, oppure amiche e amici dello stesso genere non si fanno vedere senza abiti per un senso di imbarazzo). Non si tratta solo di mostrare corpi verso i quali proviamo sentimenti contrastanti, spesso il motore è l’istinto sensuale e sessuale. La nudità è capace di richiamare il desiderio e si preferisce nasconderlo, come se sotto strati di tessuto potessimo metterlo davvero a tacere. La sessualità concepita come mero mezzo per riprodursi è stata limitata ai genitali che rappresentano il focus delle zone da coprire e perciò desiderare, ecco che il nostro immaginario erotico e pornografico si riduce a penetrazioni vaginali, anali e orali tralasciando tutto lo “scoperto”, che – in quanto esposto – non genera particolare interesse. È in questo senso che dovremmo andare, riprendere i nostri rispettivi corpi, osservarli non per fare l’ennesimo elenco di particolarità o peggio ancora difetti, ma per chiederci cosa ci piace, cosa potrebbe piacerci e come.

“Nudi blu”, serie, Matisse

Un corpo nudo è sempre sessuale/sensuale? È indissolubile dal sesso?
Questo è il mio grande tema, che accennavo a inizio articolo. Non credo che i corpi nudi siano necessariamente sensuali e sessuali o rimandino lo sguardo di chi vede/guarda a pensieri sessuali. Secondo me la differenza la fanno il contesto, la relazione, lo stato d’animo. Non è una condizione intrinseca dei corpi quanto di tutto ciò che li circonda a livello ambientale ed sentimentale. Il corpo in natura è nudo, non c’è nulla di offensivo in esso, è il primo veicolo comunicativo tra esseri viventi, della medesima specie di specie differenti. Prima del pensiero strutturato c’è il corpo, il gesto. Non è innatamente sessuale o addirittura volgare, ma la percezione che deriviamo da esso. Se vedere un corpo nudo ci eccita, allora pensiamo che coprendolo potremmo reprimere tale emozione. Il vedo/non vedo, il tatuaggio, il piercing, la colorazione e il taglio dei capelli, il trucco, gli accessori. Il corpo diventa medium o protagonista assoluto, è anteprima comunicativa.

Quanto aiuta o limita il corpo nella seduzione, nel flirt, nell’amoreggiamento? Rende queste interazioni più facili e immediate, le complica?
Innanzitutto, chiarisco la definizione di “seduzione” rifacendomi a quella che ne ha dato Andrea Colamedici di Tlon nella sua rubrica su Instragram “Etimologia portami via”. Sedurre significa letteralmente condurre a sé. La persona che seduce non va verso la persona che le piace, fa in modo che sia l’altra ad andare nella sua direzione, la attira appunto a sé.
In questo meccanismo usiamo molto il corpo, che diventa un miraggio, un premio, un riscatto, una gratificazione. Desideriamo l’altra persona per intero – per quelle asessuali ciò si manifesta diversamente, non manca in linea assoluta – vogliamo che anche l’altra desideri il nostro e lo porgiamo in modo accattivante. Il corteggiamento e la seduzione (che sembrano parole simili, ma non lo sono. Rimando sempre alla spiegazione di Colamedici a riguardo) mi sembrano spesso ridotti a puro uso di corpi specialmente nella comunicazione di massa, come se tutto il resto non contasse tanto quanto essi. Si gioca tutto sulla nostra pelle e come la trasmettiamo gli/le un* agli/alle altr*. Questo è ciò che avviene se ci rappresentiamo unicamente come animali sessuali, col rischio che i nostri corpi siano identificati con “s-oggetti del desiderio” perdendo la propria rotondità*.

*Cercavo una metafora per definire una visione a 360° e quella del tondo mi sembrava pertinente.

Buy Me a Coffee at ko-fi.com

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