I film che ho visto all’Hacker Porn Film Festival

Dal 25 al 30 aprile sono stata a Roma all’Hacker Porn Film Festival dove ho visto 59 film e mezzo (uno era già cominciato, ehm) tra tutti quelli che sono stati proiettati.
Questo è il secondo festival di genere al quale partecipo e mi sono resa conto di quanto ciò che è comunemente intesa e definita pornografia sia limitata e spesso distante da quella che è una più ampia narrazione della sessualità.
Di seguito troverete una lista di film che mi hanno impressionata maggiormente, a prescindere dal fatto che possano essermi piaciuti o meno.

Rassegna di cortometraggi “No fucking”.
Fuck my tongue” (Grisele Amaury e Frankie Vega – Francia 2018) è un videoclip che dura soltanto un minuto e in cui si vedono bocche che si baciano. A mio parere il film più eccitante di tutto il festival: breve ma intenso!
Baby” (Elvie Snax – Stati Uniti 2018) ha per protagonista assoluta Manon Praline. Le scene sono montate in rewind e mi ha colpito lo sguardo in camera di Manon a fine video: commovente. «“Baby” è una storia di romanticismo omosessuale, ossessione, accettazione di sé radicale, libertà e vanità lesbica» (dalla sinossi del film).
Scrotalus” (Werther Germondari – Italia 2019) gioca con la fisionomia dello scroto, appunto, che viene rappresentato come un misterioso animale che si ritrae furtivamente nella propria “tana”.
Happy Birthday” (Savio Debernardis – Germania 2018) mette in scena una grottesca festa di compleanno, come suggerisce il titolo. Un film esilarante nella sua assurdità, che termina con la messa in scena del ballo di Salomè per Erode, al quale chiede la testa di Giovanni Battista.

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“Happy birthday”, Savio Debernardis

Rassegna di cortometraggi “BDSM”.
Nicole’s cage” (Josef Brandi – Germania 2017), raffinato e curato nei minimi dettagli, narra di una coppia in cui c’è un problema di comunicazione, laddove lei desidera mettere in scena un gioco di ruolo e lui sembra non volerci stare, mostrando più volte ritrosia. Un ottimo espediente per parlare di negoziazione all’interno di una relazione. Sagace e sorprendente.
Pregnant” (Ben Berlin – Germania 2019) affronta un doppio tabù: il sesso in gravidanza e in particolare il sesso bdsm. Pelle, manette, frustini, dildo, harness e infine lettini ginecologici, speculum e siringhe per un trio in cui la persona incinta domina con sicurezza la scena oltre che le compagne di giochi. Sfata il mito della donna incinta santificata e spesso martirizzata. Audace.
Toothcrush” (Marileo – Italia 2019) è un omaggio a chi si eccita guardando le persone che si lavano i denti. Un primissimo piano di una bocca e una mano che lava con perizia e forza i denti, fino al sanguinamento palesemente splatter e quindi cinematografico.

Rassegna di cortometraggi “Gorgeous Fucking”.
Dear babe” (Ethan Folk e Ty Wardwell – Germania 2018) è una dichiarazione d’amore epistolare, un gioco in cui i protagonisti sono amanti complici che si lasciano messaggi d’amore scritti mentre fanno sesso da soli e con altre persone.
The Chemo Darkroom” (Harvey Rabbit – Germania 2018) mi ha commosso più volte, tanto da non poter trattenere le lacrime. La regista e protagonista racconta il periodo in cui ha affrontato la chemioterapia alternando sogno, realtà e ricordo. Un’altalena tra sofferenza, desiderio e passione, un film vitale e potente, drammaticamente sensuale.

Cortometraggio “X-manas” (Clarissa Ribeiro – Brasile 2017).
Ambientato a Recife nel 2054, in un futuro dove per le strade notturne si aggireranno corpi dissidenti e marginalizzati riuniti per elaborare un piano atto a sovvertire lo status quo. La programmazione di una rivoluzione sociale e di genere anticapitalistica e antipatriarcale.

Documentario “Obscuro barroco” (Evangelia Kranioti – Francia, Grecia 2018).
Luana Muniz racconta Rio De Janeiro attraverso sé stessa e viceversa, la propria trasformazione e quella della città, mentre un clown solitario e spaesato si aggira per le strade durante i festeggiamenti del Carnevale, le manifestazioni per la rivendicazione dei diritti sociali, mentre la città si muove inesorabile. Un film il cui titolo riassume emblematicamente le atmosfere e gli scenari.

Rassegna di cortometraggi “Food porn”.
Happy Hour” (Werther Germondari – Italia 2019): il riposo di uno schiavo con tanto di maschera di pelle ancora addosso, che si rilassa con un bicchiere di vino e dei salatini che prende al volo in modo originale e bizzarro.
Cherry Cola” (Roxanne Drip – USA 2018) potrebbe essere un’ode alla bevanda più nota al mondo e contemporaneamente la sua dissacrazione. Cola ovunque, addosso, in bocca e perfino a mo’ di strap-on, con tanto di esplosione orgasmica finale. Per un sesso zuccherino e en plein air.
Tease Cake” (Poppy Sanchez – Germania 2019). Prodotto da Erika Lust e ambientato su un set che fa il verso ai film porno degli anni ‘70: colori pastello, tavola imbandita di dolci invitanti, tra i quali spiccano le torte sulle quali sono scritti tipici messaggi di cat-calling e un gruppo di amiche che banchetta con, sopra e fra di essi. Non ho capito se fosse la parodia di un certo tipo di porno o si ispirasse alle sue atmosfere caramellose, fatto sta che l’ho trovato lungo (21 minuti a scopare e ridacchiare in mezzo a panna e pan di spagna, anche meno!) e ripetitivo. Alla fine, nonostante il gioioso divertimento delle protagoniste, mi ha annoiato.

Rassegna di cortometraggi “Ultrafucking”.
Avevo molte aspettative da questo ciclo di film, ma la verità è che ne ricordo soltanto uno e la sensazione complessiva è di cocente delusione.
A dream of paper flowers” (Leila Jarma – USA 2016) ha una bellissima fotografia e mi ha colpito la sua delicatezza, il respiro della creatura simile a uno mostro alieno o a un enorme essere marino, che respira e ondeggia fino a partorire un corpo di donna.

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“Need you now”, Cremance

Rassegna di cortometraggi “No border – No humans”.
Need you now” (Cremance – Messico 2017) è una triangolazione tra una madre piacente, una figlia adolescente con la sindrome di down e un ragazzo poco più grande, albino, che le fa compagnia dietro compenso. Desideri, sogni, paure rappresentati in un’atmosfera surreale, dove un amplesso figurato con un cigno dà nuova vita.
Bonds” (Marileo – Italia 2019), vincitore come miglior cortometraggio italiano dell’Hacker Porn Film Festival, racconta le relazioni attraverso il bdsm in modo molto ironico e onesto. Monogamia, relazioni aperte, poliamore, sudditanza, giochi di ruolo, uno spettro variegato di modi per poter stare assieme cercando una quadra.
The wrong end of the stick” (Terri Matthews – Regno Unito 2016), uno dei più bei film del festival! Originale sia nella rappresentazione (è stata usata una tecnica mista), che nella trama. Racconta la storia di una coppia di mezza età nella quale il protagonista, un insegnante, scopre e vorrebbe conoscere una parte di sé per poterla condividere con la propria compagna, che però fa fatica ad accettarla. Mi ha commosso perché ha dipinto in modo semplice e profondo la relazione di due persone che si trovano a dover mettere in discussione sé stesse e la loro storia d’amore.

Lungometraggio “Conscious dream” (Morgana Mayer – Italia 2019).
Non mi ha colpito positivamente, anzi mi ha annoiato e, salvo la narrazione di vite sessuali e pratiche non conformi a quello che viene definito sesso vaniglia, trovo che ci fosse un certo autocompiacimento (Morgana Mayer altro non è che l’alter ego di Lucio Massa, direttore del Festival, che ha presentato da sé il film). Ci sono tanti modi per raccontare sessualità altre da quella che ci racconta la pornografia mainstream, questo film non brilla per qualità tecnica e originalità narrativa.

Documentario (estratto) “Pornology New York” (Michele Capozzi – USA 2005).
La parte che è stata proiettata all’Hacker Porn è quella dedicata a Lenny Waller e il suo club Hell Fire, tempio underground del sado-maso newyorkese, molto famoso tra gli anni ‘70 e ‘80 e al posto del quale, all’epoca in cui è stato girato il documentario, era stato aperto un ristorante italiano. Per buongustai/e di palati diversi, non c’è che dire!

Rassegna di cortometraggi “Animation Porn”.
Trovo che la pornografia animata riesca a essere davvero originale, brillante, capace di sperimentare molto più di quanto riesca a fare quella in live action, che forse si prende un po’ troppo sul serio.
In the dark” (Rory Midhani – Germania 2018) è un video musicale realizzato per un band russa, dove si racconta di ciò che accade in un cruisebar gay. Il titolo fa riferimento a buio delle dark room e in generale di questi locali.
It’s wet” (Alexis Godard e Nan Huang – Francia 2018) è la storia di una donna che si masturba allo specchio, mangia e defeca ininterrottamente, finché un evento impreviso la mette davanti all’evidenza che il mondo non ruota attorno a lei.
Queer Tiere” (Ana Angel – Germania 2017) è un altro video musicale, questa volta rap, i cui attraverso la sessualità degli animali scopriamo quanto sia queer il mondo e quanto sia naturale essere queer.
The Goddess” (Lisandro Schurjin – Argentina 2018) racconta il tentativo di una coppia di risanare un rapporto lacerato, una relazione dolorosa, e la cui vita sessuale è un alternarsi di tentativi di avvicinamento e al contempo motivo di allontanamento. Finché non entra in scena una Dea, che rivoluziona percezioni ed emozioni dei due protagonisti.

Documentario “Sex Worker’s Opera” (Manu Valcarce – Regno Unito 2015).
Sono arrivata che il film era iniziato da poco, ahimè. L’opera nasce come uno spettacolo teatrale nel quale un gruppo di sex workers che vivono a Londra, ma provengono da vari paesi, mettono in scena le proprie esperienze di lavoratrici sessuali raccontando stigmi, relazioni coi clienti e rappresaglie della polizia. Il regista si concentra sulla vita di tre di loro, sulle motivazioni che le ha spinte a scegliere di fare questo mestiere, a come vivono il proprio corpo, la propria sessualità, la relazione con la famiglia, col denaro, cosa pensano della politica. È stato davvero interessante e toccante perché si parla ancora molto poco e male di lavoro sessuale e questo spaccato autentico e talvolta doloroso mi ha permesso di ampliare le mie vedute a riguardo.

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“Pornodesehario”, Yla Ronson

Lungometraggio “Pornodehesario” (Yla Ronson – Spagna 2018).
Questo è il primo episodio di quella che la regista definisce “La Penta Porna”.  «Bella fotografia!» sembra una frase di circostanza quando non capisci di cinema ma non vuoi sfigurare durante una conversazione. In questo film la fotografia mi è piaciuta davvero, anche se di per sé l’opera non mi è parsa un granché. Forse perché ho avuto difficoltà a capirne il senso più o meno implicito, mi è sembrato un collage di pensieri e immagini il cui unico filo conduttore che ho individuato è la maschera da maiale indossata da attrici e attori. Ammetto che mi sono eccitata sorprendentemente vedendo la scena in cui una delle performer struscia un enorme prosciutto crudo contro la sua vulva e sul quale poi si posa una vespa. Un film per onnivor*!

Documentario “Potere e Pregiudizio” (Paolo Lipartiti – Italia 2018).
Non si parla quasi più di HIV e sieropositività, di come e quanto siano cambiate in meglio le vite delle persone sieropositive grazie alle scoperte scientifiche. Restano stigmi e paure, ignoranza e incoscienza. Interessante, toccante  e istruttivo, grazie al quale ho scoperto dell’esistenza del gruppo di artivist* “Conigli bianchi”.

Vi ho fatto venire voglia di vedere qualcuno dei film che mi sono piaciuti?
Spero di avervi fatto venire voglia di venire… alla prossima edizione!

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