Orgoglio e Pregiudizio – un aneddoto dalla Pride Week

Vi ho abituat* ad articoli formali, quasi di stampo giornalistico, oggi lasciatemi svaccare con un aneddotto personale nel quale vi racconto quello che mi è capitato la scorsa domenica al Festival Mix Milano – Cinema GayLesbico e Queer Culture, una rassegna internazionale che si tiene in varie città al mondo, tra cui Milano. Quest’anno era la 33^ edizione e io, modestamente, me la sono persa come ogni anno da 10 anni a questa parte perché ho la capacità di repellere qualunque evento si manifesti nell’arco di 10 Km da me, ma l’ultima sera ho fatto un salto al sagrato del Piccolo Teatro Strehler, dove si tiene, per stare un po’ con un amico e un’amica.
Ho rivisto, fra le altre, una persona che avevo conosciuto alcuni anni fa quando facevo parte del Kollettivo Drag King del Teatro Atir-Ringhiera (ebbene, sì, sono un king e il mio nome d’arte è Steve McQueer), che mi ha presentato a due amiche e ci ha tenuto a precisare che fossi etero.
Fitta allo stomaco.
Una delle sue amiche ha esclamato «Ah, sì? », forse lo ha trovato singolare.
Alla sua esclamazione/domanda ho risposto «Ma sì, c’ho ‘sto vizio, ma manco troppo!».
Lei ha continuato: «Quindi sei stata solo con uomini?» o qualcosa di simile. Sarebbe stato un buon momento per darle le spalle e riprendere a chiacchierare con la mia amica bisessuale e il mio amico etero eppure femminista. Guardate un po’ con che gente mi accompagno, eccentricità spinta al massimo!
Invece ho risposto specificando che ho avuto relazioni sentimentali con uomini, ma intercourse sessuali anche con donne, principalmente perché definirmi mi fa sentire in gabbia, se avete letto la mia bio o mi conoscete personalmente dovreste averlo appurato.
A quel punto è arrivata la frase fatidica: «Si vede (cercami l’evidenza su ‘sta fregna!, nda) che stai ancora cercando qualcosa.».
La risposta più plausibile sarebbe stata che stavo cercando di trattenermi dal mandarla a cagare, ma ho risposto che non sto cercando niente, non sono un cane da tartufo.
Non paga, mi ha chiesto se con le donne avessi scambiato solo baci . Ho risposto come se fossi davanti alla Corte d’Assise e poi è arrivata la domanda con la quale avrebbe vinto il Premio “Vattenaffanculo” dell’anno 2019, se mai fosse esistito: «E allora come mai tutta questa vicinanza a questo mondo (LGBTQI+, nda)?».

Il mio primo pensiero è stato: «Ma davvero me lo stai chiedendo? No, dai, dimmi che scherzi, porchiddio!».
Il secondo: «Voglio morire affogata come Virginia Wolf! Procuratemi dei sassi, ve ne prego, ché vado ad ammazzarmi nella fontana davanti al Castello Sforzesco!».
Il terzo, molto nazional-popolare: «No, Maria, io esco!».
Alla fine ho optato per un quarto pensiero diplomatico ma stizzito: “Che c’entra, mica per essere solidale bisogna essere omosessuale!” al che le ho davvero voltato le spalle per rimettermi a parlare con la mia amica e il mio amico, con le orecchie che fumavano che manco quando la designazione del papa va male.

Mi sono sentita molto a disagio: prima di tutto perché ho trovato disturbante essere introdotta con una specifica sul mio orientamento sessuale, per di più da una persona che mi conosce di vista e che non sa quali siano state e siano le mie relazioni affettive e sessuali, poi perché una totale sconosciuta abbia cercato di invadere la mia intimità con domande insistenti, inopportune, personali, indiscrete e appiattendo la mia persona sulla base di chi mi sono scopata.

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Foto di Sharon McCutcheon

Giugno è il mese dedicato al Pride, ossia Orgoglio, quello celebrato dal movimento LGBTQI+ nato organicamente 50 anni fa dai cosiddetti moti di Stonewall (qui il racconto pubblicato lo scorso anno da Alessandro Bianchi, aka @zuccherosintattico) Sabato 29 Giugno ci sarà la parata milanese, e proprio lo scorso 21 giugno è cominciata la Pride Week, ossia una settimana di eventi dedicati all’orgoglio arcobaleno.
Alcune persone non vogliono etichette, altre invece si sentono rappresentate e tutelate ad averne, non è importante, le critiche mosse alla sigla LGBTQI+, che cerca di essere inclusiva e rappresentativa di uno spettro ampio di orientamenti sessuali e sensibilità, viene spesso strumentalizzata per togliere attenzione alle questioni fondamentali alle quali quella sigla, che è indicativa, cerca di dare rilevanza.
Riconoscimento ed estensione di diritti civili, sociali e umani, rispetto della diversità, inclusione, solidarietà. Le istanze portate avanti dal movimento arcobaleno non riguardano solo le persone omosessuali, bisessuali, transessuali, transgender, non binarie, asessuali, queer, intersessuali ma tutt* noi, come il femminismo non riguarda solo le donne.
(Almeno) quando si parla di diritti dobbiamo allearci, supportarci, fare in modo che le diversità non rallentino o impediscano il cammino verso una Società equa e solidale, ecco perché trovo ridicola e sconsiderata la domanda «Se sei etero, che ci fai qui?»: l’empatia non è abbastanza?! Ritengo inoltre che tutt* noi, sia chi si sente parte integrante del movimento LGBTQI+ che le persone alleate, dobbiamo fare un enorme lavoro sul considerare le persone bisessuali e pansessuali valide, invece di nutrire sospetto perché potrebbero spezzarci il cuore, “fregarci” scegliendo un altro sesso rispetto al nostro, come se i genitali prevalessero sul resto.
Dai, su, ce la possiamo fare!
Lo scambio di domande e risposte di domenica mi ha consapevolizzato ancora di più sull’egualitarismo dell’ottusità: non importa qual è il nostro orientamento sessuale, se abbiamo la sensibilità di un comodino in laminato, non ci sono battaglie per i diritti che tengano.

Claudia Ska

Buy Me a Coffee at ko-fi.com

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