Lo faccio in pubblico: parlare di sesso

Se sei una donna e parli pubblicamente di sesso forse ti sarà capitato di trovarti in condizioni sgradevoli: dick pic (foto di peni) non volute, ricezione di messaggi in cui ti è stato proposto di fare sexting, richieste di invio di foto in cui sei nuda o di alcune parti del tuo corpo scoperte (generalmente seno, sedere e/o genitali), fino alle proposte di prestazioni sessuali a pagamento, talvolta anche messaggi accusatori e offensivi, che più sovente arrivano quando rispondi con sarcasmo, in modo assertivo o con rabbia, perché un rifiuto genera frustrazione nell’interlocutore, che invece di metterselo in saccoccia e tornare al suo posto, attacca, come fanno le bestie quando si sentono minacciate. Uso il maschile perché queste situazioni mi sono capitate esclusivamente con maschi di varie età: dai giovanissimi (addirittura presunti pre-adolescenti) a uomini attempati.

Se non sei una donna o non ti senti tale, ma ti è capitato quanto ho descritto sopra con un sesso o un altro, non importa, questo articolo ti riguarda ugualmente.

No.no_gif

Pare che “no” sia una risposta che le persone non vogliono proprio ricevere e per cui l’unica replica possibile sembri l’accusa, la denigrazione, l’offesa. “No” è la prima parola che impariamo a dire per separarci da qualcun* e/o qualcosa, afferma un primo passo verso la scelta e l’autodeterminazione, ma mi pare che abbia assunto le fattezze di una minaccia, come se rifiuto e negazione fossero inammissibili e offensivi di per sé; “no” viene interpretato come “fai schifo/non vali niente/varie ed eventuali”, ma queste sono appunto interpretazioni, anzi distorsioni di una sillaba che significa semplicemente che all’altr* non interessa o non va di fare una determinata cosa in un dato momento o in assoluto, non che la persona che ha fatto la domanda/proposta sia un essere spregevole, c’è una bella differenza, che però sembra sfocata a molt*.

Ho una pagina e un sito in cui parlo di sessualità, erotismo e pornografia e per farlo uso anche la mia immagine. Il fatto che mostri il mio corpo parzialmente o totalmente nudo dice, fra l’altro, che:

  • tutto sommato, nonostante le pressioni culturali, mi trovo a mio agio con esso;
  • il mio senso del pudore riguarda altri àmbiti della mia vita;
  • sono esibizionista;
  • non lo sessualizzo per partito preso e anche se lo facessi questo non equivarrebbe a disponibilità sessuale a prescindere.

Se una persona male interpretasse i contenuti che condivido, che siano testuali e/o visuali, non sarebbe necessariamente una mia responsabilità o peggio ancora una mia colpa.
Eppure…
Se una persona mi contattasse per fini sessuali, scambiando la mia ampiezza di vedute a riguardo con desiderio costante e impellente di fare sesso, il problema sarebbe mio o suo?
Se una persona scambiasse la mia libertà sessuale e disinibizione per disponibilità a fare sesso a pagamento il problema sarebbe mio o suo?
La risposta corretta è: il problema sarebbe di entramb*.
Infatti sarebbe suo perché dimostrerebbe di non avere strumenti per discernere e sarebbe anche mio, che mi dovrei sorbire messaggi indesiderati spesso molesti, irruenti e invadenti.
Le persone che agiscono i suddetti comportamenti non solo non sanno di seguire una logica patriarcale, ma spesso sono quelle che asseriscono che uomini e donne ormai hanno gli stessi diritti e che le persone che dicono il contrario sono nazi-femministe, aggettivo molto in voga tra chi è priv* di coscienza civile, storica, sociale e in generale umanità.

Per chi se lo stesse chiedendo, no, non esistono le nazi-femministe. Esistono le persone a favore dei diritti umani e civili e quelle che non lo sono. Se far notare e pretendere di non essere molestat* per la propria libertà sessuale fosse nazi-femminista, le nazi(femministe) dovrebbero quanto meno asfissiare tali ignoranti con del monossido di carbonio.

Foto di Micheile Henderson

“Ciò che sminuisce un* di noi, sminuisce tutt* noi”, Micheile Henderson

Esistono i femminismi, certo, ci sono persino le Rad-Fem ossia Femministe Radicali, ma siccome sono escludenti e discriminanti (fra le varie posizioni non considerano le donne transessuali come donne, sono contrarie al lavoro sessuale perché secondo loro è un prodotto del patriarcato), per me sono semplicemente stronze. In questo sicuramente abbiamo qualcosa in comune: siamo radicali nei giudizi.

Consigli per persone particolarmente pudìche, moraliste, moleste:

  • se ti imbatti nella pagina o sul sito di una persona che parla di sessualità, non accollarti, non offenderla, non umiliarla: quella persona sta portando avanti un discorso pubblico sulla libertà, a te potrà sembrare un pretesto per mostrarsi nuda, a ogni modo la sua motivazione non ti riguarda direttamente e non ti autorizza a sminuire il suo lavoro e la sua dignità.
  • Se reputi che i contenuti che condivide siano discutibili e offensivi, diglielo argomentando le tue motivazioni, l’importante è che ti chieda in che modo il suo corpo e la sua libertà (sessuale) ledono i tuoi diritti, altrimenti non seguirla, qualora lo facessi, disattiva gli aggiornamenti del suo canale, in extremis bloccala.

Consigli per persone che parlano pubblicamente di sesso:

  • vai avanti per la tua strada, che tu lo faccia per piacere esibizionistico o perché ti smuove il fuoco sacro della libertà di espressione. Segui la tua vocazione.
  • Per quanto possibile non rispondere aggressivamente alle provocazioni, piuttosto lasciale cadere nel vuoto.
  • Mettere alla gogna pubblica tali persone condividendone i messaggi, le foto, i profili serve solo ad aizzare odio verso quelli che in fin dei conti sono capri espiatori. L’ho fatto per un po’, ma mi sono resa conto che tale comportamento era giustizialista e violento, quindi ho ritirato quei contenuti perché vorrei contribuire a creare una piattaforma virtuale sana e costruttiva, dove non si polarizzano le posizioni.
  • Sarà difficile mantenere la calma quando ricevi messaggi offensivi, stupidi, prepotenti, esprimi chiaramente come ti ha fatto sentire il messaggio che hai ricevuto, non cercare di essere educat* a ogni costo, sei un essere umano e anche tu hai pulsioni, emozioni e sentimenti, solo non permettere che la bestialità prenda il sopravvento, piuttosto ricorri al blocco in tronco. Lo so, non cambia lo stato delle cose, ma ti risparmia uno scambio che non di rado si rivela deludente e inefficace.

Claudia Ska

Buy Me a Coffee at ko-fi.com

4 pensieri su “Lo faccio in pubblico: parlare di sesso

  1. In generale sono d’accordo. C’è però da dire che quando si parla o si agisce in pubblico, ci si espone ai giudizi e alle reazioni altrui. Lo so, è scontato e sembra banale, ma al netto del diritto a essere rispettati, bisogna sempre fare i conti con le idiosincrasie di persone provenienti da ambiti diversi. Idiosincrasie che, in ogni caso, diminuirebbero se si abbandonassero i preconcetti verso il sesso, stratificati in secoli di cultura religiosa, in gran parte del mondo. Non sempre, non ovunque, ma abbastanza per essere un modello repressivo vincente.
    Per questo concordo anche sul fatto che l’educazione sessuale sia imprescindibile, anzi, come sottolinei molto giustamente, “sessuale e affettiva”, perché qua non solo non sappiamo come funziona il sesso dal punto di vista biologico (non viene spiegato bene neanche nelle stesse lezioni di biologia), ma neanche riusciamo a parlare con franchezza del complesso di sensazioni che si provano in merito. Questa frustrazione di cui parli, che porta a reagire male, è segno di una immaturità emotiva profonda, una incapacità di discernimento che si basa sull’incomunicabilità, sull’incomprensione, sulla disparità di concezioni legate alla differenza tra i sessi, inizialmente binaria e in seguito allargata a ogni tipo di diversità.

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    • Ciao, @GoatWolf e grazie per il tuo intervento. Credo che sia doveroso tenere sempre in considerazione le emozioni altrui quando comunichiamo, specialmente di argomenti che a molte persone risultano indigesti o che creano disagio. Trovo altresì importante questo disagio come momento di rottura con i sistemi esistenti, perché va bene la diplomazia, va bene il rispetto, ci mancherebbe, ma a volte – in alcuni ambiti – penso che dissacrare l’aura di sacralità attorno al tabù del sesso sia necessario per la costruzione di nuove narrazioni che siano inclusive, rispettose, innovative e nuove rispetto ai dogmi e allo standard.

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    • Giusto, la dissacrazione è molto importante per l’evoluzione dei costumi e dei valori; in fondo è per questo che la pornografia a partire dagli anni Settanta è divenuta un fenomeno “politico”, e se oggi si è ridimensionata a mero svago è, anche, perché quella provocazione ebbe successo.
      Molto interessante a tal proposito il documentario “Inside Gola Profonda”, sulle questioni del moralismo e della censura riguardo al sesso; ma citerei anche un altro documentario, purtroppo difficile da ritrovare, “Il sesso e il Muro”, che parla del rapporto straordinariamente aperto e quotidiano con la sessualità che esisteva nella DDR, la Germania dell’Est, che per altri versi era tremendamente stalinista.
      In quella società la pornografia era pressoché vietata, ma non vi era repressione o rimozione alcuna del sesso nella cultura: ne parlavano a scuola, nei film, nei libri, senza tabù di sorta. Con la riunificazione, questa particolarità è stata travolta dai valori dell’Ovest, e la pornografia infine liberata ha contato, paradossalmente, su una rinnovata e ipocrita “pudicizia” pubblica.

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