Dix, se fosse Queer

Azoto è il nome d’arte e alterego di Biancanives Togliani, milanese e ventinovenne, regista e drammaturg*.
È un illustratore e performer di arte erotica e queer che ha cominciato a creare, in questo ambito, nel 2018 durante una crisi di identità di genere.
Nel giugno dello stesso anno espone alla collettiva di apertura della galleria ON-OFF di Milano “You put a par on me”; a settembre viene selezionato per esporre la sua prima mostra dal titolo “La gendereuphoria di Azoto”, al festival Queer infection lab di Roma.
Nel frattempo “Trans en trance“ e “All the sons I’ll never had” vengono pubblicate nei numeri autunnali della fanzine milanese “Il Buco” e la sua illustrazione “My holy t. shot” viene inserita nel libro “Altri Immaginari” di Golena Edizioni.
Nel 2019 partecipa con la trilogia “I pornazzi di Azoto” al BU festival transfemminista queer all’interno del Pride di Genova e il mese successivo a Porntrait, un evento di Il Buco a Milano.
Come performer ha portato per festival italiani il suo “A-gender strip”, sempre diverso ogni volta.

Colori accesi di acrilico o di uniposca, personaggi eccentrici in situazioni estreme: questo è quello che vi si presenta davanti guardando i lavori di Azoto.

Autodidatta, Azoto ha tirato fuori quello che l’identità di genere citata nella sua biografia aveva da esprimere: la creatività, con un linguaggio provocante e sconvolgente.

I soggetti queer delle sue opere sono immersi in un’atmosfera erotica, impegnati a darci dentro, ma con uno sguardo sempre un po’ perso; viene da chiedersi se stiano sognando, se siano alterati oppure talmente tanto dentro il momento da ignorare tutto il resto.
Ma soprattutto, sono onestamente queer: eccentrici, sfrontati, esuberanti. Non sono lì per compiacere ma per piacersi e godersi la vita. Sono anche vagamente grotteschi, di quel grottesco alla maniera dell’espressionismo tedesco, tipo Otto Dix, che distorce la realtà a seconda del desiderio (o dell’incubo).
Sono dei veri e propri freak fumettistici, ritratti con colori pastello saturati al massimo, come immaginiamo che siano le loro vite: al massimo, di ogni cosa.

Qui su agit-porn, dove i Corpi si autodeterminano e lottano per la loro legittima libertà, Azoto non poteva che trovarsi a casa: la sua opera vira verso la celebrazione del corpo non conforme, che in quanto tale esprime tutta la sua naturale vitalità in salsa cyberpunk.

Il sesso è una costante ed è la chiave per interpretare l’essenza e la presenza dei personaggi: non è un tabù, non è qualcosa per la quale vergognarsi e diventa, anzi, espressione di sé mostrata in maniera esplicita, senza remore, energicamente.
Fatevi un giro nella galleria, allora. Lasciatevi sconvolgere, incantare, perplimere e sorprendere. Sono ritratti di una vita che prendono il posto che spetta loro nella realtà inclusiva, fuori dalla “normalità” etero-normata; forse non siamo abituat* ed è per questo che ne abbiamo bisogno.

Gea Di Bella

Queerness Cyberpunk – I corpi di Azoto

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