[Guest Post] “Non ci avrete mai” di Blessedthing

Questo pezzo nasce da un evento, particolarmente spiacevole, che mi è capitato giorni fa, e che ho deciso di usare come pretesto per parlare di transfobia (userò citazioni Potteriane alla faccia della Rowling).
Trigger Warning: transfobia, disforia di genere

Scrive un utente sotto un post di una mia amica sul mansplaining, facendo mansplaining,  e rivolgendosi a me in questi termini:

È un uomo, lo so bene.
In attesa che il tizio si operi, per me rimane un tizio.

Lo spazio di Tumblr era stato da sempre il mio primissimo safe space. Lì sono out da anni, le persone sanno che sono una persona genderqueer da quando l’ho capito e che uso il
femminile, in italiano.
Scritto chiaro e tondo nella descrizione del mio blog, campeggia “They/them. Lei”, i pronomi che ho scelto per me.
Avevo avuto la fortuna di non ricevere mai insulti di nessun genere, a parte lo sporadico troll di turno, e mai su questa parte del mio io.
Non mi era capitato mai un attacco personale di questo tipo.
Non era mai stata cancellata con così tanta determinazione la mia identità, anche dopo che gli era stato fatto notare in maniera esplicita.
Io, con il tempo, sono scesa a patti con il mio corpo convenzionalmente mascolino, ho
decostruito molto di ciò che mi era stato insegnato. Su di me, per esempio, la barba la
considero un connotato femminile. Amo il mio corpo non binario, qualsiasi sia l’espressione di genere che scelgo e, ripeto, queste sono considerazioni personali.

A causa di quelle frasi sono stata disforica per giorni.
Per chi non sapesse di cosa si tratta, la disforia di genere è il “malessere” che assume varie forme e varie intensità, di chi non si riconosce con il genere assegnato alla nascita. E, sì, esiste anche l’euforia di genere. In entrambi i casi non sono conditio sine qua non per le quali una persona può definirsi o meno trans, esattamente come non lo è decidere o meno di fare un intervento di riassegnazione sessuale.
Provate a fare gatekeeping, ovvero dire chi può o non può, e vi dò “L’ordine della fenice” sulla testa!

La spiegazione alla mia espressione di genere “mista”, per quell’utente, è ovviamente la
vecchia tattica di fingermi gay per rimorchiare. Ovviamente rischio le botte dai fascy e ricevo commenti acidi ogni volta che esco più femminile, solo per far colpo.

Analizziamo un attimino il concetto dietro le frasi che ho riportato:

Ha il cazzo, quindi è un uomo.

Lapalissiano, no? Sputare mezza frase sopra anni di studi di genere (come minimo) e
sull’identità di tutte le persone con il pene che no, non sono uomini, non lo sono affatto.

Avere un pene vuol dire – ma tu guarda! – avere un pene.

Io non sono un ragazzo, non lo sono mai stata e, quando ho creduto di esserlo, è stato perché non mi ero mai fermata a chiedermelo, visto che tutti intorno a me,
vedevano quello.

Barba, peli… devi essere un uomo!

Come Lucius che riconosce un Weasley solo dai tratti somatici, a vista.

Lo so bene.

Perché, ovviamente, essendo tale persona telepatica, conosce tutto di me (o si sta
arrogando il diritto, mio, di determinarmi?)

Assegnare il genere a vista è una consuetudine durissima da estirpare (anche io, tuttora, sto smontando questa pratica) e qualsiasi percezione che non si incasella nella binarietà è vissuta nella migliore delle ipotesi come sorpresa, se non con spavento o disgusto.

In quanto non incasellabili, i nostri corpi che esulano dalla binarietà terrorizzano, perché, poi? Non veniamo in casa vostra a portare ai vostri bimby il ggiender, semmai li spingiamo a porre domande a cui voi, per paura, non volete rispondere, ed è la base sulla quale è costruita la medicalizzazione dei corpi intersex.
Ciò che non è conforme, va necessariamente conformato.
Hanno anche fracassato le gonadi, direi.

Cancellarci con le parole e, purtroppo, con i fatti, non ci farà sparire, perché prenderci tutty non è possibile, non siete i primi ad averci provato.

Noi identità mostruose, come dice Filo Sottile nel suo libro “La Monstruositrans”, siamo foriere di cambiamenti epocali e – come per tutti i cambiamenti – le persone che li temono e osteggiano, resteranno inesorabilmente indietro.

L’identità di genere è un fatto personale e, se continuerete a trasformarlo in fatto
pubblico sottoposto al giudizio della Società civile, a maggior ragione ci vedrete nelle
vostre piazze, sui vostri schermi, nei vostri salotti con il divano col centrino sopra, ai compleanni e ai matrimoni, a rivendicare il nostro diritto, dato dal semplice fatto di essere persone, di Esistere.

Siete stufy di vederci  sbandierare la nostra identità?
Chiudetevi in casa a quattro mandate e non fate pargoli.
E se continuerete a sostenere che le persone non hanno il diritto di autodeterminarsi, di dire in autonomia, allora potete tutty soffocare sul mio bellissimo cazzo non binario!

Blessedthing è una giovane cantante e poetessa che da qualche anno ha fatto di Roma la sua casa. Studentessa di lingue, femminista intersezionale e strega, vede nell’educazione costante, diffusa, libera e gratuita la base per un futuro etico ed equo.

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