Ma l’amore no

C’erano una volta dei racconti erotici che avevo scritto immaginandoli come testi di un album musicale, infatti ciascuno aveva una colonna sonora. Furono fatti leggere al direttore editoriale di Blonk, Lele Rozza, che disse: “Carini, non scrivi male, buttiamoli via! Che ne dici di un progetto più ambizioso, un romanzo?”.
Accettai la sfida e dopo avere abbozzato un plot di massima, iniziai a scrivere a casaccio, seguendo l’ispirazione. Venne il tempo della dura verità: scrivere è un mestiere e – anche quando non è ciò che ti dà da vivere – bisogna relazionarcisi come se lo fosse.

Perciò nell’agosto del 2015 andai in Francia a casa di mia sorella e mi alzai presto ogni mattina. Scrivevo fino all’ora di pranzo, cucinavo, mangiavo, lavavo i piatti e poi mi rimettevo a scrivere fino a sera, quando lei tornava dal lavoro. Talvolta uscivo con lei per distrarmi, altre restavo alla scrivania e scrivevo anche fino a notte fonda, immersa completamente nella storia di Chiara, la protagonista del romanzo.

Il mio libro mi ha salvata senza saperlo.
Mi sono salvata da sola senza rendermene conto.

Mi buttai anima e corpo in quello che il primo maggio del 2016 Lele Rozza, che era anche il mio editor, mi propose di intitolare “Ma l’amore no”. Non gli ho mai chiesto il perché: avevo proposto “Ventrale”, come la canzone degli Offlaga Disco Pax dedicata a Vladimir Jaščenko ma non lo persuasi. Il mio fu un tentativo di essere fedele alla linea* (cit.) della narrazione, perché (quasi) ogni capitolo ha il titolo di una canzone.

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Ma l’amore no, cover

Se vi state chiedendo quale sia il genere, scordatevi di incasellarmi nella categoria oscena dei “romanzi rosa”: trovo la denominazione offensiva come persona, figuriamoci come autrice.

Se proprio ci tenete ad avere delle coordinate, sappiate che “Ma l’amore no” narra le vicende di una trentenne trapiantata a Milano, Chiara, che vive una vita precaria tra un lavoro che ama ma non le basta economicamente, incontri sessuali fugaci e passionali, amori deludenti, amicizie che rappresentano il suo mondo affettivo, poesia e citazioni musicali.

Una vita in bilico tra l’estasi e la noia** (cit.) che non è solo quella di Chiara e delle sue amiche e i suoi amici ma di una generazione che cerca di vivere nonostante le crisi (economiche, politiche, sociali, umane, affettive, relazionali, spirituali).

Le recensioni di:

Enrico Gentina
Dire Fare l’Amore
Lucy Lo Russo

* “Fedeli alla linea”, CCCP;
** “Mai come ieri”, Carmen Consoli e Mario Venuti.

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