Sesso da paura – Hellraiser

Questa settimana vi propongo un film che è un po’ come se fossimo in un blog di cucina e vi parlassi della pasta al pomodoro: “Hellraiser”, classe 1987, diretto da Clive Barker, grande classico del cinema horror e delle prime orgogliose manifestazioni queer nel cinema mainstream. Voglio proprio strafare.

“Hellraiser” è uno di quei film che a fine anni ’80 è piaciuto così tanto al pubblico che ci si è potuto mangiare con ben nove sequel. Preso per quel che è si tratta di un horror classico, con creature venute dall’oltretomba per torturare e intrappolare le loro vittime in un inferno fatto di infinita sofferenza. E piacere.
FERM* TUTT*: è a questo punto che qualcosa scatta nella mente dell’attento spettatore. Sadismo erotico, vestiti di latex, sofferenza e piacere concatenati in una minaccia che ha tanto di spaventoso quanto di attraente: negli Stati Uniti degli anni ’80 devastati dalla diffusione dei contagi di HIV e AIDS, nel cuore di una rampante fiammata di ritorno della politica conservatrice, Barker se ne esce con un film così esplicitamente legato al mondo BDSM da farci pensare di essere, a oggi, la pellicola che sul tema ha offerto la panoramica più ampia, pur riuscendo a raggiungere le vette del successo di pubblico abituato all’horror mainstream dell’epoca, dominato dalle figure di Freddy Kruger e Jason Voorhees. 

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“Hellraiser”, C. Barker, 1987

Larry e la seconda moglie Julia (tipica coppia etero americana, florido esempio dell’ipocrisia sociale molto in voga all’epoca) decidono di trasferirsi nella villetta in provincia appartenuta al fratello scomparso di Larry, Frank. La figura di Frank viene ben presto svelata come carica di ambiguità sessuale: Julia trova delle fotografie che lo ritraggono durante rapporti sessuali con diverse partner e i flashback di un bel Frank in giacca di pelle sotto la pioggia non lasciano molti dubbi sulla natura del rapporto fra lui e Julia. Un fugace incontro consumato con passione e mai dimenticato tormenta ancora la donna, che mal tollera l’imbranato marito nei suoi disperati tentativi di compiacerla.

Ma Frank è davvero scomparso? Ovviamente no: Frank è trasceso in una sorta di inferno/paradiso BDSM nel quale è rimasto intrappolato nel corso di una mistica ricerca dell’ultimate pleasure, quello che storicamente lega Eros e Thanatos (e che in questa precisa storia sembra stare chiuso dentro a una magica scatola venduta da un kebbabaro di Tangeri). Per poter fare nuovamente sesso con Frank, Julia sarebbe disposta anche a uccidere. Ed effettivamente non ci delude, dando il via, quando lui ricompare sotto forma di una gelatina enorme, a una serie di omicidi-sacrifici nella speranza di poterlo far tornare alla sua forma umana “intera” (sindrome della crocerossina intensifies) e poterci di nuovo fare sesso, ovviamente. Funziona tutto, fino al tracollo della situazione che coincide con l’arrivo di Kristy, figlia nata dal primo matrimonio di Larry, ostile alla nuova unione del padre.

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“Hellraiser”, C. Barker, 1987

La storia è piuttosto semplice, ma non così tanto. Non posso svelare tutto (anche se mi auguro che a molti di voi non sia sfuggito questo bel pezzo di storia del cinema), ma due parole sulle creature infernali che a un certo punto si palesano per riportare Frank nell’inferno da cui è fuggito sono d’obbligo: i Cenobiti, chiamati nel doppiaggio italiano con l’enigmatico nome di Supplizianti, sono dei veri e propri master from hell, che abbinano perfettamente caratteri grotteschi ai più classici outfit delle feste BDSM: cannule, aghi, vestiti in lattice, amore per la tortura e nessuna compassione.

Barker, non nuovo dell’ambiente e membro attivo della scena gay dell’epoca, riproduce fedelmente il rapporto master/schiavo e lo riporta sullo schermo con le tinte pastello dell’horror di massa: cosa c’è di piacevole nella tortura e nel dolore fisico? I Cenobiti minacciano di portare con loro la giovane Kirsty (discreta final girl che, con atteggiamento costruttivo e virginale mette un piccolo freno a un film che altrimenti sarebbe stato un po’ troppo spinto per gli standard del genere) ma la loro non è una vera minaccia, è più una promessa, un invito: un inferno in cui il piacere e il dolore diventano una cosa sola, una condanna a un’eternità di godimento inflitto attraverso torture terribili ma al tempo stesso orgasmiche. Sembra davvero così brutto? Non se ti piace il genere, diciamo: demon to some, angel to others (demoni per alcuni, angeli per altri) come recita la locandina.

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“Hellraiser”, C. Barker, 1987

I terribili mostri, i veri cattivi di “Hellraiser” sono quelli che si generano nelle visioni caotiche cui sono preda le vittime dei Cenobiti: non sono reali, sono solo paure. Mi viene quasi da dire che il mostro non è il mostro, ma il pregiudizio: è vero che non tutti i pregiudizi diventano enormi lucertole scorticate che ci inseguono in stretti corridoi, ma il rischio c’è. Pinhead, il personaggio simbolo della saga di “Hellraiser”, è il generatore di questi deliri: è il master dei master dei Supplizianti/Cenobiti, conduce i suoi discepoli, dirige una democrazia infernale in cui non c’è nessuna safe word. Il suo personaggio, con il volto costellato di aghi lunghi e sporgenti, ha infestato gli incubi di tanti bambini della nostra generazione. Sarebbe interessante sapere se crescendo questa paura è rimasta una paura o si è trasformata in una particolare fascinazione.

Vi lascio con un pezzo che, come ogni settimana vi farà riflettere. Magari su qual è per voi il limite. Forse vale la pena provare a mettersi in discussione con qualcosa che non ti aspetti. Tipo questa canzone, chi se l’aspettava? Non io.

Stefania Ratzingeer

2 thoughts on “Sesso da paura – Hellraiser

  1. Un must che mi ha segnato le influenze della mia vita odierna. Ho il dvd, poster gigante dell epoca, action figure, libro e t shirt ma soprattutto è un film che tratta la tematica sessuale in modo superlativo. Hellraiser mi è entrato dentro senza mai abbandonarmi. Grazie per lo spolvero di tale diamante.

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