Vita Privata – Ossidiana Cosmica

Vi sembrerà di entrare in una casa non vostra; l’atmosfera è densa, si respira pianissimo per non disturbare. Ci sono le stanze, in ognuna di queste v’è un segreto.
Tutto tace, ma si muove. Se decidi di aprire una porta, su di una stanza, un sogno si svela: c’è dell’eros, forse addirittura del dolore – quante volte si incontrano, d’altronde: è la vita privata e tu devi saperci entrare.

Ho iniziato questa serie nel 2008, quando non avevo idea di cosa significasse esattamente scattare una foto, né tantomeno scattare in analogico, in un momento in cui se avevi poco più di 18 anni e posavi nuda, le cose si facevano complicate (ancor più di ora).
Mi sono sempre sentita a mio agio con la mia nudità  e quella degli altri e in tempi assolutamente non sospetti per me è stato un gesto istintivo fotografare il mio corpo e metterlo online (ai tempi flickr andava alla grande, con politiche di censura molto più avanti rispetto ad IG oggi).

Martina Falchetti, 30 anni, che adesso trovate su Instagram come @ossidianacosmica non è etichettabile né sintetizzabile; è la persona del “dove la tocchi, suona”: sensibilità umana e artistica spiccate, curiosa e amichevole, talentuosa nella fotografia e nella scrittura, sa trasmettere emozioni in maniera lineare e forte, come ti augureresti dall’incontro con l’Altro; come in un bel viaggio.

Il progetto è stato realizzato interamente in analogico, con camere vecchie, spesso rotte, come la Chinon CM-4 di mio papà o la mia amatissima polaroid sx-70 (ormai entrambe morte e sepolte).

La natura analogica delle foto rende più concreta la magia di questi scatti: la grana le rende fumose, addirittura sfuggenti, come nei sogni.

Mi piaceva l’idea di poter guardare le vita degli altri, con la sicurezza che le persone si tenessero strette due cose, il sesso e i sogni.I concetti di Sogno ed Eros sono i protagonisti di Vita Privata. Tantissime foto sono state ispirate da sogni, i miei e quelli degli altri, dal loro rapporto con il corpo, dalle foto di Sarah Moon e dalla mia passione per Valentina di Crepax.

Le fotografie possono avere il potere di catapultarti dentro, farti sentire parte del sogno. E così, come succede leggendo “Valentina” di Guido Crepax (gioco un po’ in casa, che gioia!), anche gli scatti di Martina ti fanno respirare l’aria complice e intima delle sue inquadrature.

Il corpo, il nudo e il sesso sono le componenti che cantano questo inno di intesa, sono narrative, proprio come dentro un romanzo. Guardi le foto, insomma, e ti chiedi quale sia il seguito, qual è stato il passato ma soprattutto quale il futuro e non staccheresti mai gli occhi da lì, in attesa. A rendere tutto così comunicativo è l’analogico, che dà sempre questa impressione – letteralmente, impresso – di fiaba.

Poteva essere un rischio, tecnicamente, con questi strumenti. Un azzardo, un tentativo. E invece cosa ci troviamo di fronte? Una poesia.

Per me “Vita Privata” è un progetto in progress, qualcosa che non smetterà mai di accadere (anche se ci sono stati anni di pausa). In questa raccolta ho selezionato 15 fotografie, scattate tra il 2009 e il 2019, dieci anni di persone, stanze, relazioni e visioni.

A voi il resto, buon viaggio.

Gea Di Bella

 

Sara e Pepe: una prima volta [CLOSED]

10/05/2019 – 10/08/2019

In esclusiva su Open Space, lo spazio espositivo di agit-porn, la prima serie “di coppia” della fotografa Paola Malloppo.

Paola Malloppo nasce in Puglia, durante una partita dei mitici mondiali del ’90. Inizia a occuparsi di fotografia erotica nel 2013 sempre con grande curiosità, sviluppando alcuni progetti che negli anni sono stati esposti in varie città (Bologna, Foggia, Milano, Parma…). Attualmente risiede a Belluno, dove lavora in tutt’altro campo, senza mai tralasciare la sua passione fotografica.

È stato un processo così naturale, da fare dimenticare ogni incertezza o dubbio.

Non a caso per presentare questa esposizione sono state scelte le parole chiave dell’autrice delle foto: naturalezza e assenza di incertezza colpiscono e ti fanno sentire ogni pezzo come fosse tuo, se non addirittura desiderare che lo sia.

Nonostante i sette anni di carriera alle spalle in questo campo è facile riuscire ancora a fare le cose per la prima volta. […] Dietro l’obiettivo sono una ragazza mediamente timida e durante il set questa timidezza non scompare mai del tutto, quindi, nonostante la voglia, questa esperienza è stata spesso rimandata per paura di un’intimità troppo forte da affrontare.[…]

Sara e Pepe sono i primi protagonisti, in quanto coppia in una relazione intima, delle opere di Paola Malloppo e in effetti è un’impressione inedita anche per chi osserva e segue Paola e il suo lavoro, poiché pone chi guarda in un ruolo differente: abituati/e a vedere e sognare le donne sensuali, presenti a sé stesse e sicure dei suoi ritratti, avevamo lasciato che la nostra immaginazione si ingigantisse e abbracciasse mille storie possibili; che si eccitasse, insomma.

Il potere erotico-immaginifico non si attua solo in narrazioni da completare e da guidare, ma anche in quelle compiute e dalle quali lasciarsi portare. È il caso della serie con Sara e Pepe: giovani, scandalosamente pornografici, quindi veri; innamoratissimi in un contesto dove l’amore perde i fronzoli e si mostra sincero, consenzientemente perverso, senza censure.

Partendo da Malloppo fino a noi, tutti/e viviamo la prima volta in quanto voyeur. Lo siamo sempre davanti alle visioni pornografiche ma, a differenza dei video, le fotografie inducono alla quiete, alla riflessione e al confronto con quella parte di noi forse addirittura colpevolizzata nel trarre piacere. Ecco perché le fotografie di Paola Malloppo funzionano così bene: passano dal corpo, assorbite dalla pelle, per restare dentro.

L’uso dell’analogico crea un effetto “viaggio nel tempo” che trascina le ambientazioni in un non-luogo dove tutte le fantasie possono avere il loro posto; un effetto liberatorio impreziosito dall’occhio di Malloppo che coglie angolazioni, espressioni e gesti che frantumano la finzione. Non è un set preimpostato, non c’è recitazione: è la sconvolgente realtà della libertà a tutto spiano.

[…]Poi ho conosciuto Sara, dovevo scattare solo con lei, ma nella consueta chiacchierata mi ha parlato di Pepe, che era nell’altra stanza a guardare la TV, mi ha detto che a lui sarebbe sicuramente piaciuto e che se volevo poteva chiederglielo. È stato un processo così naturale, da fare dimenticare ogni incertezza o dubbio; la dimostrazione astrale di come certe cose non possono che avvenire nel giusto tempo, spazio e situazione. Così ho scoperto di trovarmi bene anche in questo tipo di situazione, che può sembrare simile, ma è in realtà diversissima dalla mia “normale” esperienza fotografica. Se nei miei set non manca mai il contatto (soprattutto visivo) con la modella, qui sono stata relegata al ruolo di un comune voyeur di cui le persone non sentono la presenza, non più regista indiscusso della scena, ma spettatore che, di tanto in tanto, viene chiamato a partecipare all’azione come nei migliori degli spettacoli di magia. Questo può sembrare un passo indietro, ma è stato per me il balzo più proficuo. Ho avuto modo di cambiare la mia prospettiva e il mio ruolo nella pièce e ciò che è venuto fuori è stato un set che sono molto orgogliosa di aver scattato, non solo per la sua oggettiva sincerità, ma soprattutto perché rappresenta una nuova scoperta in un percorso semi-professionale iniziato da un po’.

Gea Di Bella

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