[Guest Post] Paesaggi del desiderio, Richard Rimbaud

È passato un po’ di tempo dall’ultima pubblicazione su agit-porn, e sono davvero contenta di ritornare con  un testo di critica letteraria che mi è stato proposto qualche tempo fa ma che vede la luce soltanto ora.

Buona lettura!
Claudia Ska

Lettura deleuziana della modernità poetica di Baudelaire

1. Introduzione

Nel cuore della modernità letteraria, l’opera di Charles Baudelaire rappresenta una cesura radicale rispetto alla lirica romantica: il soggetto poetico non è più unità armoniosa con il mondo, ma è immerso in un flusso urbano, discontinuo, frammentario. In questo contesto il desiderio non si manifesta come tensione ordinata verso un oggetto da conquistare, ma come apertura all’evento, al possibile, al non-ancora. Tale visione è sorprendentemente affine alla teoria filosofica del desiderio elaborata da Gilles Deleuze e Félix Guattari, secondo cui il desiderio non nasce da una mancanza, bensì è forza produttiva, capace di generare connessioni, eventi, soggettività.

Il presente saggio intende leggere il sonetto À une passante di Baudelaire alla luce di questa prospettiva deleuziana. La poesia, esemplare nella sua rappresentazione dell’incontro fugace con una figura femminile sconosciuta, non racconta un desiderio orientato verso un oggetto definito, ma mette in scena un evento di intensità, una costellazione affettiva e sensoriale. Il testo diventa allora dispositivo poetico in cui il desiderio si esprime come assemblaggio di elementi eterogenei: città, sguardo, lutto, gesto, assenza.

2. Deleuze, Guattari e il desiderio come forza produttiva

agit-porn

Gilles Deleuze – immagine libera da copyright

Nel pensiero di Deleuze e Guattari, elaborato principalmente in L’Anti-Œdipe (1972) e Mille plateaux (1980), il desiderio non è concepito come mancanza, ma come flusso positivo, produzione di realtà. La teoria psicoanalitica classica — e in particolare quella lacaniana — associa il desiderio alla mancanza dell’oggetto originario, spesso inscritto nella figura materna o nell’interdetto simbolico. Deleuze e Guattari rovesciano questa impostazione: il desiderio non è ciò che manca, ma ciò che connette, costruisce, trasforma.

Il desiderio, scrivono, è una «macchina» che si articola attraverso assemblaggi: produce relazioni tra corpi, affetti, spazi, funzioni. Non è personale, ma impersonale; non mira a un possesso, ma a una moltiplicazione di possibilità. Il soggetto desiderante non è colui che manca di qualcosa, ma colui che si lascia attraversare da linee di fuga, intensità, eventi. Da qui il concetto di agencement (assemblaggio): dispositivi provvisori che mettono in relazione elementi eterogenei in modo produttivo.

In Logica del senso (1969), Deleuze definisce l’evento come ciò che accade all’istante, ma che eccede l’istante stesso: una trasformazione che avviene sul piano del senso, più che su quello del fatto. Il desiderio si lega allora all’evento: ciò che trasforma, che destabilizza, che apre.

3. Baudelaire e la costruzione poetica dell’effimero

agit-porn

Charles Baudelaire – immagine libera da copyright

Nel contesto della modernità ottocentesca, Baudelaire è figura centrale di una poesia che si misura con l’effimero, il transitorio, l’istantaneo. In Les Fleurs du mal, raccolta pubblicata nel 1857, il poeta affronta la condizione urbana, l’alienazione dell’individuo, la perdita di orientamento morale e simbolico. La città moderna, in particolare Parigi, diventa luogo privilegiato per l’apparizione fugace del desiderio.

La figura della «passante» si inserisce in questa cornice: la donna non è un’eroina romantica, ma un’apparizione momentanea, colta nel rumore assordante della folla. L’incontro con lei non si trasforma in relazione, ma resta frammento, evento non compiuto, interruzione del flusso urbano. In ciò Baudelaire prefigura l’estetica della modernità come estetica del frammento e della perdita.

Anche Walter Benjamin, nel suo saggio Il poeta lirico nell’età del capitalismo, riconosce in Baudelaire il cantore della shock experience — l’esperienza del colpo, dello choc sensoriale e percettivo. La passante rappresenta precisamente tale choc: un’apparizione che investe il soggetto poetico senza offrirsi alla continuità del tempo o della narrazione. È il desiderio che lampeggia e si spegne.

4. Analisi testuale di À une passante

Il sonetto À une passante segue la struttura canonica dell’alessandrino francese, con schema metrico ABBA ABBA CDC DCD. La sua composizione in due quartine e due terzine conferisce al testo un equilibrio formale che contrasta con l’irregolarità e l’imprevedibilità dell’evento descritto.

Il primo verso introduce subito un elemento di dissonanza sensoriale: «La rue assourdissante autour de moi hurlait» («La strada era assordante, urlava tutt’intorno»). Il verbo hurlait, connotato di violenza sonora, colloca il soggetto poetico in un contesto urbano caotico e privo di armonia. In questo scenario disturbante appare la figura femminile: «Longue, mince, en grand deuil, douleur majestueuse» («Esile e alta, in lutto, regina dolorosa»). L’ossimoro douleur majestueuse annuncia già la tensione che attraversa il componimento: la compresenza di bellezza e dolore, attrazione e distanza.

Le immagini successive insistono su dettagli visivi e gestuali: la donna solleva con eleganza l’orlo dell’abito, cammina con «la jambe de statue» («gamba di statua»), metafora che unisce grazia e distanza, movimento e fissità. Gli occhi, descritti come «un ciel livide où germe l’ouragan» («cielo ove s’annuncia l’uragano»), condensano l’intensità dell’incontro: il piacere che nasce dallo sguardo è immediato, ma anche distruttivo, come un temporale imminente.

La seconda parte del sonetto introduce la discontinuità temporale: «Un éclair… puis la nuit !» («Un lampo… poi la notte!»). L’ellissi temporale tra l’apparizione e la scomparsa diventa metafora dell’effimero, ma anche della potenza dell’evento: come un lampo, la passante illumina l’intera esistenza del soggetto poetico solo per un istante. Segue una dichiarazione impossibile: «Je t’eusse aimée» («Io t’avrei certo amato»). Il desiderio si manifesta nella forma del potenziale non realizzato.

L’intero componimento è attraversato da figure retoriche che esaltano l’ambivalenza dell’incontro: sinestesie (piacere che strazia), metafore (cielo-uragano), ossimori (bellezza fuggitiva), antitesi (lampo/notte, vita/morte, presente/passato). Il soggetto poetico non possiede, non conosce, non segue: viene attraversato dall’apparizione.

L’analisi linguistica mostra una costruzione sintattica in cui l’azione dell’altro prevale su quella del soggetto. La passante è descritta come autonoma, distante, irraggiungibile: essa non è oggetto del desiderio, ma polo di intensità che sfugge. In questa forma poetica, Baudelaire mette in scena non una relazione amorosa, ma un evento poetico del desiderio, che coincide con la sua perdita.

5. Il desiderio come evento e paesaggio relazionale

L’incontro con la passante non è il punto di partenza di una narrazione, ma un accadimento isolato, privo di sviluppo e risoluzione. È in questa assenza di conseguenze che si rivela la vera natura dell’evento: un’intensità che non conduce ad altro, ma che trasforma il soggetto poeticamente. Il desiderio espresso da Baudelaire è, in termini deleuziani, un evento puro, una macchina che articola un assemblaggio sensibile e non narrativo.

agit-porn

passante – immagine libera da copyright

La donna non è un oggetto erotico né un amore ideale: è una funzione poetica, un nodo di affetti, colori, gesti e assenze. Il desiderio si dispiega in un paesaggio relazionale che coinvolge lo spazio urbano, i suoni della città, la luce, il vestito, l’andatura. L’incontro non ha interiorità, non è pensiero, ma intensità — ciò che Deleuze definirebbe un «campo di immanenza».

Il soggetto poetico non desidera «qualcuno», ma è attraversato dal divenire di un incontro: un volto che si ritrae, uno sguardo che non dura, una possibilità che svanisce. E tuttavia è proprio questa discontinuità a generare il movimento del desiderio, che non ha più nulla a che vedere con la volontà o l’intenzione, ma diviene effetto di un montaggio.

6. Il non-evento e la poetica del possibile

«Je t’eusse aimée» — «Io t’avrei certo amato» — è la dichiarazione di un amore che non è mai avvenuto. In questa forma verbale irreale, il desiderio si svela nella sua essenza non realizzabile, virtuale. Il soggetto non ricorda, non immagina: ipotizza. La poesia non dice cosa è accaduto, ma ciò che avrebbe potuto accadere. E nel linguaggio del possibile si apre una poetica della sospensione, che è anche una poetica dell’intensità.

Il desiderio, in questo senso, è una macchina che lavora sul piano della virtualità, non della realtà. Esso non ha come scopo la soddisfazione, ma l’espansione del campo affettivo. In questo, la poesia di Baudelaire si avvicina alla filosofia deleuziana non tanto per il contenuto, quanto per la struttura stessa del suo pensiero poetico: molteplice, discontinuo, aperto.

La passante non è una figura da decifrare, ma un evento da attraversare. Il suo senso non è nascosto, ma eccedente. È la traccia di un possibile che si manifesta solo nella sua fuga.

7. Conclusione

Nel sonetto À une passante, Charles Baudelaire costruisce una scena del desiderio che non si rivolge a un oggetto da ottenere, ma a un evento che trasforma il soggetto nell’istante stesso in cui si sottrae. Alla luce del pensiero di Gilles Deleuze e Félix Guattari, questo desiderio appare come forza produttiva, assemblaggio intensivo, esperienza del possibile.

Non è il compimento a dare senso all’incontro, ma la sua interruzione. È nella mancanza di continuità, nella sospensione, nella fuga, che il desiderio si articola come paesaggio, non come volontà. In questo senso, À une passante diventa paradigma poetico di un’estetica della modernità: non più la rappresentazione di un’unità perduta, ma la scrittura di un evento che apre e destabilizza.

Bibliografia
Baudelaire, Charles. Les Fleurs du mal. Paris: Poulet-Malassis, 1857 (ed. cons. Gallimard, «Folio Classique», 1993).
Benjamin, Walter. Charles Baudelaire. Un poeta lirico nell’età del capitalismo. Torino: Einaudi, 1982.
Compagnon, Antoine. Un été avec Baudelaire. Paris: Équateurs/France Inter, 2015.
Deleuze, Gilles. Logique du sens. Paris: Minuit, 1969.
Deleuze, Gilles; Guattari, Félix. L’Anti-Œdipe. Capitalisme et schizophrénie I. Paris: Minuit, 1972.
Deleuze, Gilles; Guattari, Félix. Mille plateaux. Capitalisme et schizophrénie II. Paris: Minuit, 1980.
Nancy, Jean-Luc. L’intrus. Paris: Galilée, 2000.
Rancière, Jacques. La chair des mots. Politique de l’écriture. Paris: Seuil, 1998.
Starobinski, Jean. La relazione critica. Torino: Einaudi, 1978.

Richard Rimbaud

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *