Bestobaker – You Can Be My Flamingo

«You could be my flamingo
‘Cause pink is the new kinda lingo
Pink like a deco umbrella
It’s kink – but you don’t ever tell her»
“Pink” – Aerosmith

Besto nasce nel 1983 all’ombra delle guglie del duomo di Milano, più precisamente nella periferia nord, la tanto conosciuta e decantata Quarto Oggiaro, un quartiere che ti corazza la pelle. La passione per la fotografia nasce già nelle scuole primarie quando a tutti i costi doveva portare la macchinetta a rullino del padre alle gite scolastiche. Da allora la fotografia è entrata prepotentemente nella sua vita, fino ad arrivare alla creazione di veri e propri set, un po’ fuori dai comuni autoritratti.

Come state passando l’estate, pornine, pornini e porninu? Se per caso aveste bisogno di qualche zuccherino in più per sopportare la calura, eccovi servit* con gli autoscatti di Bestobaker.

Tra tutti i tipi di ritratti, l’autoscatto è quello che mette sempre una distanza netta tra chi (si) scatta e chi osserva ed è richiesto un modo diverso di porsi e di guardare: l’osservatore o l’osservatrice non hanno larghissimo margine di interpretazione – ché quella del soggetto che si ritrae predomina – né di immedesimazione, poiché l’autoscatto è, per definizione, il soggetto che si crea, si autodetermina e si mostra. Infatti nelle foto di Besto non c’è spazio per altro che non sia lui, le sue composizioni e l’immancabile colore rosa. 

Queste foto catturano con sorpresa e divertimento, ci sono eleganza ed eccentricità spudorata, tantissima ironia e un’anima kink per nulla sottile. E c’è Besto, senza il quale nulla di questo avrebbe senso.

«La presa di possesso del rosa, la predominanza di questo colore in tutti i miei scatti, quel tanto amato rosa che mi è sempre stato vietato. Rosa e viola erano infatti i colori con i quali pasticciavo i fogli, sempre insieme. Ma il rosa è anche il colore dei «NO», perché – se sei maschio – in tenera età sai benissimo che sarà l’azzurro il tuo colore. Da lì, dopo diversi anni, parte la mia guerra per riappropriarmi di quel colore negato ma che tanto amavo. Così inizio una serie di scatti rosa, eccentrici, a tratti fetish, ma anche alcuni che racchiudono stati d’animo proprio di quel momento; soprattutto hanno quasi tutti in comune la guerra alla mascolinità tossica purtroppo dilagante anche nella comunità lgbtqi+.»

Le pose, i vestiti, la luce, tutto sfida quella mascolinità tossica che detta un unico modo di essere uomo e di essere presenza – guai a distanziarsene. In questi autoritratti giocosi c’è, quindi,  un’enorme sfida che è ancora molto accesa e che richiede la messa in discussione da parte di tuttu.

Magari a spruzzate di rosa, che dite? 

Gea Di Bella Buy Me a Coffee at ko-fi.com

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