Sesso da paura – à l’intérieur

Horror-splatter di matrice francese, à l’intérieur è un film che cede notevolmente il fianco al discorso meta-politico: partendo dal tema della maternità (con toni decisamente violenti e senza mezze misure) arriva a una critica più profonda sulla paura del diverso e sulla protezione dei propri spazi: ciò che è mio è mio, è possibilmente anche ciò che è tuo è mio.

à l’intérieur“, pellicola del 2007 diretta dalla coppia Bustillo – Maury, fa parte di una corrente di horror francese contemporaneo di belle speranze, che ha aperto le porte a una sorta di filone splatter drama, da cui sono nati titoli interessanti (tra cui il noto Martyrs“).

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“à l’intérieur”, A. Bustillo e J. Maury, 2007

Il terrore e l’inquietudine che provocaà l’intérieur  sono  evocati dal sapiente tocco registico di una delle corde socialmente più delicate: quella della maternità e con essa quella della sicurezza del possesso. L’argomento si amplia su sé stesso in cerchi concentrici che partono dal ventre di una madre e, passando per l’intimità della propria casa (nell’incubo della violazione della proprietà privata) e del proprio quartiere, arrivano fino al confine della perdita del controllo della propria città, del proprio territorio nel senso più ampio del termine.

Il microcosmo è quello di Sarah, una giovane reporter rimasta vedova, che si prepara a passare l’ultima notte in casa (la vigilia di Natale, per aggiungere altri simbolismi di facile interpretazione) prima di recarsi in ospedale per il ricovero pre-parto. Il macrocosmo è quello di Parigi nel pieno della rivolta delle banlieu, vittima di continui atti di violenza e con livelli di criminalità alle stelle. Un momento storico preciso, in cui la xenofobia ha raggiunto uno dei suoi apici nell’identificazione del povero, dello straniero e dell’emarginato come il nemico da combattere per mantenere lo status quo. Ed è proprio la xenofobia, la paura dell’intruso, a fare da filo conduttore tra la storia macro e micro, immersa in cascate sanguinolente e schizzi di materia celebrale.

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“à l’intérieur”,  A. Bustillo e J. Maury, 2007

L’incipit è tragico: nello scontro fra due auto il marito di Sarah perde la vita, mentre lei e il bambino che porta in grembo sopravvivono. Sarah decide di passare a casa da sola la sera prima del termine per il parto (ottima idea) e, mentre cerca di addormentarsi immersa nel dolore della perdita e annebbiata dai ricordi (ottima idea parte 2), suona il campanello: un’inquietante voce femminile dall’altro lato della porta chiede di poter utilizzare il telefono per chiamare i soccorsi parlando di un fantomatico incidente. La situazione a Parigi è rischiosa e Sarah è vulnerabile: quando nega alla donna l’ingresso in casa sua, l’inquietante voce la minaccia rivelando di conoscere il suo nome ed altri particolari della sua vita. Sarah chiama (naturalmente!) la polizia e la storia potrebbe tranquillamente finire qui: i soccorsi non tardano ad arrivare. Tuttavia a causa del clima di tensione sociale nessuno può restare a controllare la casa di Sarah, che viene rapidamente liquidata ed abbandonata a sé stessa.

Dall’abbandono da parte delle forze dell’ordine, Sarah inizia una terribile discesa verso la perdita (materiale e metaforica) di tutte le sue certezze e dei suoi punti di riferimento: spogliata dai supporti emotivi ed esposta in una condizione fisica che non l’aiuta, è costretta a scontrarsi con una donna – una misteriosa figura che indossa un lungo abito nero – che vuole a tutti i costi suo figlio. L’estranea si impossessa gradualmente della vita di Sarah: la distrugge davanti ai suoi occhi, la costringe a compiere azioni terribili per potersi difendere da questa atroce invasione barbarica, la terrorizza spingendola a reagire in uno slancio di pura animalità, nel tentativo estremo di salvare sé stessa e il suo bambino, difendendosi con una lancia costruita con materiali di fortuna (e anche qui il simbolismo si spreca).

La vicenda è davvero disturbante (il film è assolutamente sconsigliato ai deboli di stomaco) e identificarsi con Sarah è quasi un processo naturale: una ragazza con una storia drammatica che sta per diventare madre, si fatica quasi a immaginare un essere umano in una condizione più fragile di questa. Eppure a Sarah, come alla Parigi delle rivolte dal basso, non è chiesto un sacrificio, bensì una restituzione: ridai quello che hai tolto, leva quello che hai buttato sulle spalle dei più deboli per costruire la tua fortezza. Perché anche se tu sei la madre, anche se il grembo è il tuo, anche se hai sopportato tanto, resta il fatto che non tutto ti è dovuto, cara Sarah.

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“à l’intérieur”, A. Bustillo e J. Maury, 2007

Non basta certo un film come questo (né come nessun altro) per arrivare in fondo ai meandri dell’ingiustizia sociale, ma sicuramente la violenza e il dolore (in questa vicende ce n’è in abbondanza) ci danno una bella spinta verso una riflessione più profonda, in modo particolare rispetto al legame con le cose – e le persone – che possediamo, o che crediamo di possedere. Mi vedo costretta, visto il clima di facile reinterpretazione, a citare Gibran, un poeta che non amo per niente, ma che in questo caso ha ragione da vendere:

“I vostri figli non sono figli vostri. Sono i figli e le figlie del desiderio che la vita ha di sé stessa. Essi non provengono da voi, ma attraverso di voi. E sebbene stiano con voi, non vi appartengono”.

E se non ci appartengono nemmeno i figli, che cosa davvero ci appartiene?

Stefania Ratzingeer

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