[Guest Post] Extraneous matter di Ken’Ichi Ugana: i tentacoli e il sesso come schema, Dario Denta

Il Sicilia Queer Film Festival si è svolto anche quest’anno ai Cantieri del Castello di Zisa, dal 30 Maggio al 5 Giugno, proponendo una selezione di film in cui la tematica queer è sviscerata in senso ampio, inglobando istanze sociali, culturali, estetiche e teoriche molto diversificate. Tra i lungometraggi in concorso c’è stato un singolare film giapponese: “Extraneous Matter” di Ken’ichi Ugana. Uno strano connubio tra tentacle porn, film sugli alieni e pinku eiga. Sembrerebbe nulla di nuovo nel bizzarro mondo del cinema nipponico. Ma vale la pena riflettere su alcuni elementi che – coniugati insieme – ci dicono qualcosa sulla rappresentazione della sessualità, a prescindere che si tratti di soft o hard core.

Il film è nettamente diviso in due parti: nella prima il focus è su una coppia di giovani infelice e sessualmente repressa, che viene soddisfatta da un piccolo mostro tentacolare che vive nell’armadio di lei. Nella seconda la visione si allarga e sveste i panni del simbolico per acquisire quelli del fantastico, alternando il “film di contagio”, il survivor movie, perfino il kaiju (film di mostroni stile Godzilla) e la parodia di E.T. di Spielberg. La prima parte è quindi quella che più ci interessa. La descrizione monotona della vita di una ragazza che esegue meccanicamente i suoi compiti biologici (mangiare, dormire, lavarsi) e che ogni sera cucina per il suo fidanzato. Mangiano in silenzio davanti alla tv, lui la ignora e una volta mangiato torna a casa sua, talvolta rifiutando esplicitamente di dormire con lei. Tra di loro non avviene mai nessun tipo di contatto. Le uniche scene di sesso sono quindi quelle tra lei e il suo inquilino alieno dalle fattezze di un polpo.

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Hokusai – Il sogno della moglie del pescatore

Per chi non fosse “dentro” la cultura mediale giapponese potrebbe apparire strana come scelta, ma il sesso tentacolare è un vero topos dell’arte del Sol Levante fin dai tempi del celebre dipinto Sogno della moglie del pescatore di Hokusai del 1820, in cui due piovre, una piccola e una grande, posseggono carnalmente una giovane donna.

Nel caso specifico lei sembra provare piacere ma il porno tentacolare ha avuto più spesso la forma dello stupro, specialmente nella produzione anime anni ‘80 (da Wicked City di Kawajiri a Guyver: Out of Control di Watanabe). Mentre Hokusai aveva probabilmente aspirazioni di rappresentazione onirica, il tentacolo nel Giappone contemporaneo ha assolto la funzione di sostitutivo del pene, laddove ne era ancora proibita la raffigurazione perfino nel cinema schiettamente pornografico. Da ciò le numerose scene di penetrazione di vagine da parte di tentacoli, che uniscono alla forma vagamente fallica anche una lunghezza e una elasticità maggiore rispetto all’attributo umano. Le numerose protuberanze permettono inoltre la penetrazione e il riempimento di più di un orifizio, divenendo metafora della pervasività (si sarebbe tentati di chiamarla “tentacolare” se non fosse ridondante) del desiderio sessuale maschile sul corpo della donna.

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Extraneous matter – Ken’ichi Ugana

“Extraneous Matter” sembrerebbe quindi l’ennesimo tentacle porn se non fosse per due dettagli (ed escludendo l’evidenza del cambio totale di registro narrativo della seconda parte): la centralità data al desiderio frustrato femminile, che lo avvicina più al softcore meno fallocentrico (sì ne esistono), e soprattutto la scena precedente al cambio di narrazione. Lei entra nella stanza dove è solita accoppiarsi col mostriciattolo e sorprende il fidanzato a subire una clamorosa fellatio da parte del tentacolone. Il polpo non è quindi un sostituto del pene ma può essere anche bocca o perfino fica. Non ha genere specifico e non è lì per possedere la donna. Possiede entrambi e col loro consenso. I due poi scopano con i mille tentacoli nella stessa stanza; non si toccano ma sono compartecipi del medesimo amplesso. L’alieno-piovra assolve la funzione di intermediazione erotica, tunnel di collegamento tra due tipologie di piacere altrimenti distanti. È simbolo non della viscida satiriasi maschile, ma della potenza della libido, che rompe le barriere di incomunicabilità tra gli individui e finisce addirittura (nella avventurosa seconda parte) per invadere l’intera metropoli e appestare il globo come una epidemia di piacere, che il regista si premura di connotare il più positivamente possibile facendoci empatizzare col mostro più che con i corpi umani che penetra, sovverte, colma.

Dimentichiamo la storia di questo genere;  l’immaginario nipponico così onnivoro e irenico si presta bene all’astrazione e a una utile decontestualizzazione. Evitiamo un’analisi culturologica e limitiamoci a osservare che il porno è un’astrazione[1] o può facilmente configurarsi come tale: da qui la progressiva spoliazione da ogni istanza narrativa e la persistente auto-parodia che la produzione recente mette in scena[2].

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Extraneous matter – Ken’ichi Ugana

La figura del tentacolo è la chiave per comprendere le possibilità infinite della pornografia anche quando si rinuncia all’esposizione dei genitali (e a prescindere dal fatto che lo specifico film non intenda probabilmente aderire al genere). Il sesso col polpo, pur non prevedendo penetrazione “autentica” secondo i canoni della nostra specie, la suggerisce a livello iconografico. È porno mascherato da altro.

Il sesso privo della sessualità[3] che – nel caso in esame – attraverso una icona nel senso peirceano, vale a dire un segno conforme all’oggetto che si vuole designare (cazzo o fica che sia), riproduce un simulacro di atto sessuale, al contempo restituendo il senso di atavica enigmatica profonda e cupa potenza, animalità, che l’atto fisico porta con sé.

  1. Un piccolo gioiello del fumetto, a firma Lewis Trondheim, illustra bene questo punto: La nuova pornografia (ProGlo, 2014) è totalmente privo di atti sessuali tra esseri umani, così come è assente ogni dialogo. Ci sono solo figure geometriche euclidee (quindi totalmente astratte) che collidono, si scontrano, si avvicinano e distanziano, si compenetrano. Lo schemapiù generale possibile della pornografia, e insieme una osservazione teoreticamente valida sulle derive parodistiche del genere.
  2. Se n’è parlato qui.
  3. Ricordiamo sempre il caso emblematico di Noema di Scott Stark, qui trattato.

 

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Dario Denta

Dario Denta ha studiato Matematica e Filosofia tra Perugia e Firenze. Redattore de “Lo Specchio Scuro”, ha scritto su “Shiva Produzioni – il portale del cinema underground“, “L’Inutile”, “La Chiave di Sophia”, “Ghinea” e “Gli Immoderati”. Conduce il podcast di cinema “Salotto Monogatari”.

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