La parata del Milano Pride è finita da un po’, sul palco grande in Porta Venezia parlano organizzatrici/organizzatori e promotrici/promotori dell’evento, mentre sono in Largo Bellintani a scambiare due chiacchiere con amiche e amici, assistiamo a una scena che, se non fosse così grottesca, mi metterebbe ancora più a disagio.
Il Pride di Milano è davvero inclusivo?
Un ragazzo con la camicia aperta con una mano brandisce nervosamente e aggressivamente un fucile ad acqua. Nell’altra tiene un sacchetto di plastica con dentro quella che mi sembrata polenta. Si mette a urlare contro le persone che stanno allo stand di un’associazione per i diritti LGBTQIA+. Urla il suo schifo e la sua rabbia contro un evento che tra i suoi sponsor, fra gli altri, ha Deliveroo, azienda che consegna cibo a domicilio sfruttando i propri riders. Si allonta furioso ma torna indietro quando una delle persone dello stand scoppia a ridere. «Che cazzo ridi?! Cosa cazzo ridi?!». Le si fa sotto muovendo il fucile ad acqua, come se glielo volesse spaccare sulla faccia. Lei si raggela e si è fa seria. Nel frattempo colleghə avvicinano insieme ad altre persone. Ci parlano, lo calmano. Lui posa sacchetto e fucile e fumano una sigaretta assieme. Non so cosa si dicano. Forse ciascunə spiega e racconta la propria posizione, magari hanno scoperto di avere in comune più di quanto avrebbero potuto immaginare, chissà.
- Milano Pride
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Orgoglio LGBTQIA+ o rainbowashing?
Come può un evento del genere non tenere conto della condotta aziendale degli sponsor da cui riceve soldi?! Come si può supportare la comunità arcobaleno e fottersene di chi viene sfruttatə sul posto di lavoro? Com’è possibile sostenere lesbiche, gay, bisessuali, pansessuali, asessuali, intersex, transessuali, transgender, persone queer e prendere denaro da colossi che hanno fatto i soldi sfruttando materie prime di Paesi ridotti sul lastrico, inquinandoli e riducendo in povertà le popolazioni autoctone? Paesi dove spesso i diritti umani, tra cui la libertà di esprimere il proprio orientamento sessuale, sono deboli o inesistenti e dove le multinazionali hanno supportato l’ascesa al potere di personaggi autoritari e violenti, per poter controllare le masse e garantirsi lo sfruttamento umano e ambientale a costi ridicoli.
Per non parlare delle aziende che vanno forte a propagandare quanto sono progressiste sul fronte arcobaleno, ma poi licenziano alla chetichella e con buonuscite da capogiro dirigenti e dipendenti molesti sul posto di lavoro. Siamo interessatə solo ai nostri diritti ma quanto ci interessano quelli altrui (anche se secondo me non c’è una reale differenza quando si parla di giustizia)?
Ballare senza pensieri: contraddizioni del Pride di Milano
Ho ballato sotto il carro di Coca Cola perché aveva un impianto audio della madonna e passava musica che mi piaceva. Mi sono vergognata perché mi sono divertita sulle spalle di altre persone. Le multinazionali diventano i colossi che stanno giocando al ribasso. Mi sento sporca e mi assolvo col detto che il più pulito c’ha la rogna. Così mi trovo spaesata e amareggiata, in eterno conflitto: voglio sostenere il Pride perché credo nei valori che promuove, ma al contempo mi fa schifo l’impianto strutturale. Vorrei che fosse una festa per chiunque, non solo per la comunità LGBTQIA+ benestante. Se sei lgbtqia+ e sfruttat* come fai a partecipare a un evento finanziato dai soldi di aziende che hanno contribuito al tuo sfruttamento?
Non credo che tutte le persone in corteo fossero consapevoli del cortocircuito e questo non è positivo: ci manca una coscienza collettiva.
Marciare e pedalare insieme
Potreste obiettare che è dovere dei governi creare condizioni e sancire leggi che tutelino le persone che lavorano. Ma, quando il capitale pubblico è nettamente inferiore a quello dei privati e questi ultimi possono fare il bello e il cattivo tempo, le dinamiche di negoziazione si fanno più complesse e ambigue.

Foto di Jon Tyson
Dovremmo lottare insieme ogni giorno per i diritti di tuttə, non solo di una parte della popolazione, mettendoci nell’ottica che non si è mai al sicuro se sono solo alcune ad averne. Non possiamo essere attivistə a metà. Femministə ma contro il lavoro sessuale pur se autodeterminato, rainbow ma distrattə verso il precariato, favorevoli all’immigrazione ma comodə con l’usa e getta.
Non sarebbe meglio marciare insieme anziché mettere in fila tutti quei carri che inquinano? Magari l’anno prossimo pedaliamo e camminiamo per l’orgoglio arcobaleno, invece di giocare a chi ha il ca… rro più grosso.


